L’informazione al servizio dei diritti: a Fabrizio Gatti lo Human rights award 2014

giornalista«Con la sua attività di inviato per l’Espresso e con il suo libro Bilal ha dato un contributo decisivo affinché l’immigrazione fosse inserita nell’agenda per la difesa dei diritti umani». Queste le motivazioni con cui l’Università di Oslo ha insignito dello Human rights award 2014 il giornalista italiano Fabrizio Gatti. Il prestigioso riconoscimento, riservato alle personalità che si sono contraddistinte per  il loro impegno nel campo e nella promozione dei diritti umani, è stato consegnato due giorni fa, nel corso di una cerimonia ufficiale nell’ateneo della capitale norvegese. 

Gatti, primo italiano a vincere il riconoscimento, è autore di diversi reportage sullo sfruttamento dei migranti e sui respingimenti dei rifugiati durante i loro “viaggi della speranza” per raggiungere l’Europa. Fra i lavori più importanti “Io clandestino a Lampedusa“, un reportage del 2005 per la cui realizzazione l’inviato dell”Espresso si è finto clandestino, riuscendo a infiltrarsi nel centro di permanenza temporanea di Lampedusa e a vivere per una settimana con un centinaio di immigrati. Un racconto dall’interno, realizzato grazie alla tecnica giornalistica dell’inside story, che all’epoca portò all’attenzione delle cronache nazionali le dure e inumane condizioni di vita nei centri di assistenza per immigrati, provocando addirittura la chiusura della struttura a Lampedusa. Un’attività d’inchiesta che, a distanza di anni, Fabrizio Gatti continua a svolgere dedicando molta attenzione ai temi dell’immigrazione e dei diritti dei migranti. Questioni che il giornalista, oltre aver raccontato nel romanzo Bilal, affronta anche nel suo blog Undercover.

espresso

La notizia del riconoscimento a Gatti fa ben sperare, almeno per due motivi. In primis perché è un segnale positivo, d’orgoglio, soprattutto se rapportato al pessimo stato di salute in cui versa l’informazione in Italia. E, in seconda battuta, perché rende conto del fatto che nel nostro Paese c’è una diffusa, seppur insufficiente, sensibilità rispetto al tema dei diritti umani e, in particolare, dei diritti dei migranti. Del resto, «tener conto delle informazioni che ci vengono date è cultura», scriveva Goethe. E Gatti con le sue inchieste ci offre l’opportunità di acculturarci, di conoscere storie e vicende di migranti che, è bene ricordarlo, sono prima di tutto persone. 

Carmela Adinolfi

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